Teatro Ragazzi G. Calendoli ONLUS

Teatro Ragazzi G. Calendoli ONLUS Padova

TESTIMONIANZA PALUZZI

UN GIORNO AL FESTIVAL

Il Festival? un lavoro! Solo un lavoro.

Ho bisogno di lavorare, sono fuori corso, poi Micaela mi sembra così gentile, un po’ troppo manager per i miei gusti, ma va bene mi ci abituerò. Poi il TEATRO, Goldoni, Moliere grandi attori, grosse compagnie… sì, ma qui si fa teatro per i bambini, chissà che noia mortale e poi io i bambini non li capisco, ti guardano storto e fanno troppe domande… vabbè ma…. è un lavoro. Tu farai la maschera, mi ordina Micaela, strapperai i biglietti e controllerai che ogni bambino abbia il proprio biglietto “è importante che siano loro stessi, a tenerlo in mano, fa parte del rito del teatro… e ricorda al di sotto dei 3 anni non pagano!” E corre via… sì un momento, ma come faccio, i bambini… non hanno la carta d’identità. E poi arriva la volta che vieni promossa “Tu studi economia no? Sei brava a far quadrare i conti, insomma: da questa settimana farai la cassiera. Questo è il fondo cassa, contalo, ci sono i biglietti interi, quelli ridotti e poi gli omaggi, ma solo per chi si presenta con gli inviti, come questo, ma poi ci sono i vincitori della tesserina d’oro, eccola… Capito tutto? Ah ricorda che al di sotto dei tre anni …non pagano.” Tutto chiaro ma... Noo!!! non ho capito nulla… ma perché non pagano tutti lo stesso? Non si aspetteranno che faccia i calcoli a mente vero? e se si presentano 3 adulti e 5 bambini di cui 2 piccolissimi? Oddio devo ripassare le tabelline, voglio la mia calcolatrice!! Sono le tre in punto e si è già formata coda. Ma come? Così presto? Lo spettacolo inizierà fra un’ora, si annoieranno per tutto il tempo. Fratel Peruzzo, puntuale, apre la porta che collega al giardino e con un sorriso sincero esordisce dicendo “Buon Giorno a tuttiiii!! E tu chi sei? Ah quella nuova, come ti chiami?” “ Sonia” dico io, ricambiando il sorriso. “Sofia! Ah che bel nome!” Apriamo le porteeee! No, no, mi chiamo SONIA!... e scorgo una risata di Micaela da lontano… Poi vengo distratta da una manina che sventola un foglio colorato appena sopra il bancone, è una bambina di 4 anni e mezzo (cinque a dicembre) che mi chiede dov’è lo scatolone dei disegni. Oddio, non ricordo… lo scatolone… quale scatolone? Il fratello più grande nel frattempo fa scivolare nelle sue mani due schedine bianche e mi dice “Io a questo darò sicuramente voto ottimo: questi fanno sempre spettacoli belli” e poi in fretta mi chiede “… ho scritto una filastrocca, dove trovo lo scatolone?” MMMMM ancora sto scatolone, che emozione… sono confusa... Più in là vedo Chiara che rincorre un signore che sta entrando in platea mangiando patatine con il figlioletto; vengono placcati e invitati gentilmente ad andare nel foyer: dentro al teatro è vietato mangiare, ci sono delle regole! Qui sembrano tutti dei gendarmi, ci sono regole per tutto e per tutti: ogni bambino è uno spettatore e quindi entra solo se in possesso del proprio biglietto, non si può mangiare, non si può bere, non si può entrare con l’ombrello, non ci si può sporgere dalla galleria ma soprattutto nessuno, ma proprio nessuno, può salire sul palco prima dello spettacolo a sala aperta. UFFA! E io che pensavo che il teatro fosse creatività e totale assenza di regole!

Sono le quattro, lo spettacolo deve cominciare, una mamma entra correndo nell’atrio e preoccupata chiede “ è già cominciato? Scusate, il treno era in ritardo, veniamo da Pordenone”. Con tante cose da fare è mai possibile che tutto vada bene? Chissà se lo spettacolo riuscirà ad iniziare, chissà se tutte queste persone riusciranno a sedersi in tempo, chissà se questa allegra confusione permetterà di ascoltare gli attori, chissà… chissà… chissà…  E poi la magia comincia. Improvvisamente ti accorgi che la macchina funziona alla perfezione, che tutti i tasselli sono andati al loro posto, tutti seduti, tutti in silenzio, tutti compresi e affascinati da ciò che succede sul palcoscenico. Sembra un miracolo. La magia, per me, è interrotta da una bambina che, uscita dalla sala, mi corre incontro e mi comunica :” mi scappa la pipì, presto!! “ Mi chiedo dove sia la madre, ma l’accompagno. Le chiedo, visto la giovane età, se le fanno paura gli scheletri lassù sul palco, due minuti prima mi avevano un po’ impressionato, erano così realistici e lei mi risponde che no, nemmeno per un momento l’avevano impaurita “…e poi “ , aggiunge “ non vedi che sono fatti di cartapesta?” Torna dalla mamma, che subito la mette al corrente di quel che è successo in quei pochi momenti di assenza e io mi chiedo se è rimasta seduta per quello o per non perdere lei un po’ di spettacolo… e, poi, i genitori dei bambini del Festival sono tranquilli perché sanno che i figli, lì, sono sempre al sicuro! Lo spettacolo finisce, Micaela si affretta verso il palco, questa volta è ancor più determinata: “non fate salire i bambini sul palco, è pericoloso!” Capisco, è così facile inciampare in un cavo o non scorgere un chiodo piantato lì per l’occasione. La seguo. Un papà, ignaro di tutto ciò sta per far sedere la sua figlioletta sul bordo del palcoscenico, le assi di legno, le schegge… Questa volta intervengo io: CI SONO DELLE REGOLE DA RISPETTARE A TEATRO.

Sonia Paluzzi

Museo Luzzati

Teatro Della Gran Guardia

Fondazione Caponnetto

Utopia